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Sirte
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mweqSirte (mwegArabo mwewسرت, mwfaSurt) è una mwfqcittà della Libia, capoluogo della mwfgomonima municipalità.
Contents
• Storia
• Note
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Geografia
Importante porto libico situato al centro del mwgggolfo della Sirte, nel passato è stato un centro di smistamento delle carovane dirette nelle regioni dell'mwgwAfrica centrale. È un rilevante mercato agricolo (mwhadatteri, mwhqorzo) e commerciale per la compravendita di mwhgbestiame (mwhwpecore, mwiacammelli). Sirte è la città natale di mwiqMuʿammar Gheddafi.
Sirte è uno dei terminali di arrivo del mwiwgrande fiume artificiale, gigantesco mwjaacquedotto che convoglia le mwjqacque fossili del mwjgdeserto del Sahara e le rende disponibili per l'utilizzo umano a migliaia di chilometri di distanza.
È stata integralmente controllata dalle milizie dell'autoproclamato mwkaStato Islamico (ISIS) per circa un anno dal giugno 2015 fino al giugno 2016.
Storia
La città di Sirte fu occupata dagli italiani nel 1912 nel corso della mwkwguerra italo-turca. Successivamente, nel 1915, a causa della ribellione dei mwlaSenussi scoppiata all'inizio della mwlqprima guerra mondiale, gli italiani furono costretti ad abbandonare la città, che fu poi rioccupata nel 1924.
Dopo la conquista del potere, Gheddafi trasformò Sirte nella vetrina della sua rivoluzione, avviando un ampio programma di lavori pubblici per trasformare l'allora villaggio in una piccola città. A partire dal 1988 il parlamento libico e diversi dipartimenti governativi sono stati spostati da Tripoli a Sirte benché Tripoli sia rimasta formalmente la capitale del paese.cite-ref-1[1]
Il 9 settembre 1999 vi è stato firmato l'atto che decreta la nascita dell'mwnaUnione africana, la mwnqdichiarazione di Sirte.
La città è stata una roccaforte dei lealisti di Gheddafi nella mwnwprima guerra civile libica del 2011 e lo stesso Gheddafi è stato ucciso qui da forze ribelli il 20 ottobre 2011.cite-ref-2[2] Durante la battaglia di Sirte, nel 2011, la città è stata quasi completamente distrutta.cite-ref-3[3] Sei mesi dopo la fine della guerra civile, quasi mwqa60 000 abitanti, più del 70% della popolazione precedente alla guerra civile, sono tornati a Sirte.cite-ref-rebuilding2012-4-0[4]
Tra febbraio e giugno 2015, durante la mwrgseconda guerra civile libica, la città è stata conquistata dalle milizie dell'autoproclamato mwrwStato Islamico (ISIS), che l'hanno controllata fino a giugno 2016. Ad agosto 2016, le milizie libiche fedeli al governo di mwsaFayez al-Sarraj hanno espulso le forze dell'ISIS da quasi tutta la città. Il 5 dicembre 2016 viene annunciata dalle milizie la totale liberazione della città, dopo 7 mesi di aspri combattimenti con lo Stato Islamico.cite-ref-5[5]
Istruzione
Vi ha sede l'importante università libica, chiamata Università di Sirte o Università al-Taḥaddī (mwtwin arabo جامعة التحدي?, Jāmiʿat al-Taḥaddī), ossia "dell'Unità".
Luoghi e monumenti
Luoghi di interesse turistico a Sirte sono il mwugcastello turco del mwuw1842 e la mwvamoschea del mwvqXIX secolo. Vi si trova anche un piccolo museo che ospita le statue bronzee dei mwvgFileni, ivi collocate dopo lo smantellamento dell'mwvwarco dei Fileni, avvenuto nel 1973 per volontà di Gheddafi.
Note
cite-note-11. ↑ "Libya". mwxgEuropa World Year 2004 Volume II, p. 2651. Taylor & Francis Group, 2004. ISBN 978-1-85743-255-8
cite-note-22. ↑ mwywmwzamwzqIl colonnello Gheddafi ucciso a Sirte braccato dai ribelli, li implora: "Non sparate", su mwzgrepubblica.it, 20 ottobre 2011. mwzwURL consultato il 17 dicembre 2021.
cite-note-33. ↑ mwaw(mwbamwbqEN) mwbgmwbwSIRTE, LIBYA: Gadhafi's hometown seems largely destroyed, su mwcathenewstribune.com, The News Tribune, 6 ottobre 2013. mwcqURL consultato il 18 febbraio 2016 mwcg(archiviato dall'mwcwurl originale il 24 dicembre 2011).
cite-note-rebuilding2012-44. ↑ Dobbs, L. (16 April 2012). mwdwmweaLibya: Displaced Return to Rebuild Gaddafi's Hometown - Face Needs? mweqArchiviatomweg il 17 aprile 2012 in mwewInternet Archivemwfa. allAfrica. Accessed 22 April 2012
cite-note-55. ↑ mwgqVincenzo Nigro, mwggmwgwReportage da Sirte liberata dall'Is. "In queste stanze condanne e torture", su mwhala Repubblica, 12 agosto 2016. mwhqURL consultato l'11 maggio 2020 mwhg(mwhwarchiviato il 26 dicembre 2019).
Voci correlate
Altri progetti
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Collegamenti esterni